achille piè veloce


il libro

Achille piè veloce è un piccolo moderno epos omerico fatto di sfide impossibili, eroi e mostri, e di un mondo di valori al quale appoggiarsi nella quotidiana battaglia del vivere.

La storia di un’amicizia, quella fra Achille ed Ulisse.

Achille che non può muoversi dalla sua camera buia e dalla sua malattia deformante, e che ha un disperato bisogno di scrivere per viaggiare dove non può con il corpo, ed Ulisse, un giovane scrittore in crisi creativa che lavora per una casa editrice sull’orlo del collasso, e che gli racconta le donne e la vita, e lo fa volare.

L’incontro fra due sventure, una piccola e l’altra immensa, che fondendosi tra vitalità, ironia, amarezze, fantasia e profonde realtà, crea qualcosa di nuovo, un libro nel libro, con qualche bella e importante risposta alla vita.




Il piacere di leggere insieme

Nessun vascello c'è che come un libro possa portarci in contrade lontane.

(Emily Dickinson)



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“Lei fa tutto "quasi"? Anch'io. Ma nel mio "quasi" c'è un'impossibilità, nel suo c'è una scelta, una noia, un'insufficienza. Lei è qualche volta "quasi" solo?"

...

"Hai un nome a cui rispondi, il nome con cui ti chiamano gli uomini. Ma qual è il nome del tuo mistero, il nome a cui rispondono i tuoi ricordi, le tue paure, la tua ispirazione? Credi che ci sia una parola che può descrivere tutto questo? Non c'è: se ci fosse, sarebbe il nome del tuo buio.. Quanti libri nascosti nel silenzio di chi vive immobile, muto, cieco. Avresti mai detto che dietro una brutta copertina, in una testa così mal costruita ci fosse l'ordine e il disordine di una storia? Non ci accorgiamo mai che c'è una pagina nel libro che non riusciamo a capire, la più bianca, la più inutile, che è invece quella per cui tutto è stato scritto. Perché non riusciamo a vederla?"


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sabato, 04 febbraio 2006
 
Ipanema scrive:

FINITO DI LEGGERE - impressioni a caldo

Mah, a questo punto sono perplessa. Pur restando affascinata dal primissimo capitolo, che mi ha conquistata letteralmente con la sua dimensione onirica e ironica, il resto del libro mi ha un po' deluso.

Non mi è piaciuto appieno. Mi è piaciuto a tratti. Molto a tratti.

Sono stata letteralmente affascinata e conquistata da Achille. Era come se fossi davvero in quella stanza, al posto di Ulisse a osservare e a restare letteralmente incantata, fagocitata dalla sua personalità. Gli scatti d'ira, le sue intuizioni, le parole incredibilmente profonde e sublimi che digita sulla tastiera, mi è sembrata naturale e "sonante" la voce le rare volte che parla. Ogni gesto, ogni azione che Achille compie ogni volta che compare nel libro, era un gesto e un'azione che mi sarei aspettata, che non mi ha sconvolto eppure che ho condiviso con lui.

Ogni volta che Ulisse lasciava la casa di Achille, sentivo venire meno l'interesse per il libro. Confesso che ho saltato spesso a pagine intere tutte le vicende di Ulisse con il suo capo/amico editore, la segretaria bonazza, e persino Pilar. Non mi sono neppure piaciuti i pezzi scritti da Achille. Ma quando Ulisse rientrava in casa di Achille, o anche solo i momenti in cui si trovava a contatto con l'universo di Achille (la madre, il fratello, il primario) allora era come se il libro riprendesse vigore e il mio interesse si faceva attento.

Insomma, due fasi, due velocità, due gradi di interesse e percezione.
Forse solo i momenti in cui Ulisse parla con gli autori degli scrittodattili, ritornando in quella dimensione onirico-favolistica che credevo permeasse tutto il libro, mi hanno interessato un po' più del resto.

Non so se questo libro io l'abbia letto bene oppure no. So che ho letto in un modo strano, non consono al mio solito modo di leggere. Ho letto con insofferenza, con noia alle volte, e poi immediatamente dopo mi ritrovavo immersa in una dimensione differente. Non riesco ancora a decifrare la chiave di lettura di un libro come questo.

Un po', lo ammetto mi ha infastidito il modo in cui è scritto. Si sente la capacità immensa, di manipolare le parole da parte di Benni. Si sente il mestiere, si sente l'Arte. Quella con la A maiuscola. Si percepisce. E ti incantano per esempio i momenti di altissimo respiro, le riflessioni dure e dolorose che fa Achille verso ciò che è l'universo che lo ha circondato, che lo circonda e che ha immaginato, sognato di avere attorno a sè.

[La televisione n.d.r.]Clinica di lusso, dove il conformismo festeggia l'impunità di definirsi trasgressione. Caserma di imboscati, camerateschi con i superiori, sadici con i deboli. Luogo di mostri gozzuti condannati a copulare in eterno tra loro Puzza di morte più della mia camera. Tu la guardi?

Qualche volta sì. A volte serve.

E' vero. Sublime vendetta delle parole, serve ma non a te. Ma come rinunciare alla sua comodità? Una pozzanghera che riflette tutto il dolore del mondo e che puoi asciugare in un attimo. Una grata di confessionale in casa tua e dentro un prete in lustrini.
[...]

Ma poi lo stacco brusco, il descrivere la vita di Ulisse fuori la stanza di Achille, i picchetti per aiutare Pilar, gli incontri nella discoteca. Un altro modo di scrivere, più vicino al moderno scrivere di Ammanniti e Nove. Non più uno stile letterario alto e filosofico, ma forse uno più aderente alla realtà odierna, ironico, volgarotto, canzonatorio. Ma uno stile che pur nella sua unicità e originalità non è a me congeniale, non piace a me. Sicuramente ad altri invece prende e rende più viva tutta l'ambientazione e la vita dei personaggi.

Dunque un libro che mi è piaciuto a metà. A tratti appunto. Prima moltissimo. Poi molto meno. Poi da morire. Poi di nuovo poco poco. Un gradimento altilenante che però ha saputo instillare in me la curiosità, la bramosia di leggere altro scritto da Benni. E credo che mi metterò di impegno per legger tutto, ma proprio tutto ciò che lui ha scritto, da Bar Sport in poi.


scritto da redazioneparnaso | 13:21 | commenti (1) Torna in plancia
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mercoledì, 30 giugno 2004
 

lunedì, maggio 03, 2004

Interessante comunque questo blog per una come me che ama leggere..

spoiltangel (http://humanbehaviour.splinder.it) alle 16:43 del 02 maggio, 2004


Io ho letto sia Benni che la Mazzantini. E, compiaciuta dal primo, mi sono però innamorata della seconda. Ho notato però che c'è un gran numero di persone che ne parla con toni decisamente opposti a quelli con cui sono solita elogiarla io e mi chiedevo perchè? Qualcuno sa spiegarmelo?

spoiltangel (http://humanbehaviour.splinder.it) alle 16:42 del 02 maggio, 2004

scritto da maqrolldeibattelli | 21:12 | commenti (2) Torna in plancia


domenica, maggio 02, 2004

Ma per carità! E allora io con la tanto decantata Mazzantini? Almeno tu l'hai letto Benni, io a leggere la Mazzantini non ci penso proprio!!!! :-)))

Spuma (http://spuma.splinder.it) alle 23:37 del 27 aprile, 2004


Spuma, non ci stai ammorbando, io trovo molto interesssante ascoltare ciò che hanno da dire le persone che la pensano diversamente da me su qualsiasi argomento, figuriamoci sulla lettura che è una delle mie passioni!
io giuro che ci ho provato a farmelo piacere, ma ho la testacca dura e non sono riuscita a svuotarla dei pregiudizi che la abitano! Forse dovrei considerarlo un fallimento...

anonimo (la sirenetta) alle 14:49 del 27 aprile, 2004

martedì, aprile 27, 2004

E' normale che non a tutti piacciano gli stessi libri, e questo vale anche per Benni. Dal canto mio trovo che il suo giocare con il linguaggio, passando dall'espressione poetica aulica al linguaggio da chat sia uno squisito virtuosismo che mi solletica assai.
Per quanto riguarda i personaggi è vero che vi sono chiare affnità con quelli classici, ma è anche vero che si tratta pur sempre di personaggi moderni. Se Ulisse si dibattè in mare per decenni, trasportato solo dal mare e dai venti, prima di giungere ad Itaca, l'Ulisse di Benni si dibatte nell'amorfità della sua vita, travolto dagli eventi che lui non guida ma gli capitano casualmente, prima di arrivare a comprendere una piccolissima parte di chi è lui e cosa gli accade. Achille, come nell'Iliade, è sì portatore di un destino già segnato e questa cosa in sè lo libera dal dover essere nella società e gli rende possibile dover essere in sè. Ma è anche comunque un uomo che si dibatte nel suo dolore, nella sua ira, come l'Achille più famoso. Un uomo che è legato alla terra e al qui ed ora, come lo era l'Achille greco che non pensando al suo destino si infuria per questioni di bottini e schiave.
Detto tutto questo (vi ammorbo... lo so...) ritengo che nella lettura di un libro valga una sola ed unica regola, che va oltre la comprensione dei personaggi, oltre le disquisizioni sullo stile e i contenuti, e cioè che in quel libro ritroviamo noi stessi, le nostre sensazioni, quello su cui andiamo ragionando. Per me è stato così anche con Benni :-)

Spuma (http://spuma.splinder.it) alle 09:16 del 26 aprile, 2004


Io non ti farò a fette ;), magari staccherò solo qualche pezzettino!

Pur nella mia grande ingenuità penso di non farmi abbindolare dalle parole di uno scrittore (qualsiasi esso sia) ma prendo da lui,egoisticamente, solo quello che mi fa comodo.
Se lui, lo scittore, fa accenni più o meno velati alla nostra particolare situazione politica, con ironia, e secondo me anche con intelligenza, mi diverto veramente molto a leggerli!
Se lui, lo stesso scrittore, penso che voglia far capire qualcosa di più, o magari lo voglio capire io, mi "diverto" ancora di più.
(Anche se, in verità, non sempre si tratta di "divertimento")

Secondo me Achille è un eroe (un eroe al rovescio, come dice lui: infatti ha un'unica parte invulnerabile: il tallone... come dice lui (o il cervello o la sua anima... come dico io)
mentre tutte le altre sono soggette ai disegni assurdi della natura.
(E che nessuno mi venga a paragonare la natura ad una "madre")
... mi sa che vado fuori tema.

.....ella (http://atmosfere.splinder.it) alle 10:24 del 25 aprile, 2004


eheheheh no dai..

francifra (http://francifra.splinder.it) alle 09:40 del 25 aprile, 2004

scritto da LaSirenetta | 14:42 | commenti (2) Torna in plancia


domenica, aprile 25, 2004

Spuma, pare proprio che nessun altro si unirà a questo gruppo di lettura, e pare che tutte e tre lo abbiamo già letto tutto, quindi non temere di anticipare nulla, secondo me possiamo iniziare il dibattito!

Intanto vi dico la mia opinione, non vi preoccupate, non dirò come va a finire.

Benni crea un parallelismo non solo tra i nomi dei suoi personaggi e quelli della tradizione omerica, ma anche tra i loro comportamenti e destini. Ok buona idea, ma il modo poi di svilupparla mi pare un po' ingenuotta, anzi furbacchiotta. Ulisse/Odisseo pieno di domande irrisolte, Achille piè veloce che non ha paura del proprio destino... vengono incarnati da personaggi "piccoli", privi di spessore e palesemente burattini nelle mani dell'autore. Non vivono di vita propria, ma delle idee e dei "capricci" della scrittura di Benni. Anche i personaggi "secondari", Pilar, la madre e il fratello di Achille (maddài, Teti e Febo, non si può!) sono eterei e terribilmente falsi perchè troppo veri... non so se mi spiego: sembrano costruiti su uno stampo prefabbricato e si comportano esattamente come tu sai già fin dall'inizio che si dovranno comportare....

Perciò il luogo comune di questo romanzo non è un'espressione in esso contenuta, ma è tutta la costruzione di un romanzo attorno ad un'idea scontata, con la presunzione di affascinare il malcapitato lettore tratto in un vortice di fantasmagorie, neologismi e favoleggiamenti, non senza (poco) velati accenni all'attuale mondo politico del nostro paese.

E' esagerato in tutto, dalla deformità del corpo di Achille all'intensità delle sensazioni (e non dei sentimenti) di Ulisse, dalla descrizione della casa alla "genialità" del suo triste abitante, dal linguaggio utilizzato al "pensiero di fondo" che esso disvela. In poche parole, una volta di più, in quanto lettrice, mi sono sentita presa in giro da questo autore, che affronta diversi temi importanti (dalla sanità, al problema dell'immigrazione, all'atmosfera politica italiana) con una dose minima di tatto e poca passione, come se tutto servisse soltanto a costruire dei personaggi, e non viceversa.

Questa è la mia opinione, adesso fatemi pure a fette!

scritto da LaSirenetta | 09:36 | commenti (3) Torna in plancia
Commenti

Achille, a differenza di Ulisse, che è pieno di incertezze dubbi e domande, ha una grande certezza: quella della sua malattia e della fine che inevitabilmente ne seguirà. Questa certezza, questa sicurezza di percorrere un tracciato immodificabile, per quanto penosa, gli dà la possibilità di dire o fare ciò che vuole, come si vedrà anche più avanti. Il suo comportamento infatti, o le sue parole, non cambieranno il suo destino. Non deve essere preoccupato delle conseguenze nella sua vita, non ce ne saranno. Non per niente si chiama Achille: come l'Achille dell'Iliade egli ha il destino segnato. Altre sono le affinità a mio avviso,ma non voglio svelare ciò che ho già letto :-)

Spuma (http://spuma.splinder.it) alle 14:41 del 23 aprile, 2004


Puntualizziamo sui luoghi comuni: secondo me ci possono essere tantissimi modi per dire una stessa cosa, (ed io poi rimango molto "impressionata" da chi riesce ad esprimersi in modo originale).
Secondo me un "luogo diventa comune" quando le parole che lo compongono vengono pronunciate o scritte senza veramente "pensarle".
Per esempio le parole per descrivere l'AMORE, in tutte le sue forme, sono sostanzialmente molto semplici, sono dei luoghi comuni, ma io in genere non mi vergogno a pronunciarle se le penso veramente.
Un altro esempio:
"in un corpo incatenato dalla malattia c'è una mente libera"
Secondo me non è affatto "un luogo comune" perchè io ho sempre avuto il sospetto,
dato che volutamente non ci ho mai pensato bene,
che chi si trova a fare i conti con dei problemi veramente gravi abbia la mente "imprigionata" , imprigionata in un'atmo§fera soffocante.
E forse è proprio per questo che mi ha colpito Achille, perchè cerca di fuggire dalla sua prigione fisica.
Lui dice:
"Solo il dolore insegna cos'è la vita senza dolore"
Più luogo comune di questo!
Però è vero, è proprio vero, a pensarci bene.\br| (e speriamo solo a "pensarci")

"E' come se voi camminaste sopra un mare infuocato di pena, sopra piccoli ponti barcollanti"
dice sempre Achille...
e sara per questo che io voglio"volare".

.....ella (http://atmosfere.splinder.it) alle 10:00 del 23 aprile, 2004


ella, hai centrato il punto della lettura in cui ho pensato che Benni facesse autocritica, quando Achille descrive gli scritti di Ulisse come Meccanismi elementari talvolta, ma grande fantasia , o quando gli dice "Torni ai suoi trucchi. Alle sue conversazioni senza verità" .
Ma passiamo al punto della pietà: secondo me non c'è da aver pietà nè paura di achille: achille è un personaggio che, vista la sua condizione, può dire la verità, senza veli. E lo fa sia con le parole che con le azioni: esprime tutto il bene e/o il male dell'umanità, perchè, in un corpo incatenato dalla malattia c'è una mente libera.
Ma eccomi qui a sparare luoghi comuni, come mi sto odiando, come sto odiando quello che scrivo! Ma non prendetevela con me, non è colpa mia, la colpa è dell'autore ;-)

anonimo (la sirenetta) alle 16:56 del 22 aprile, 2004


Descrivere fisicamente Achille non è facile e neanche voglio farlo.
Addentrarmi sulle mostruosità che la vita, colpendo più o meno a casaccio" può regalarci non mi piace per niente.
Di lui mi son fatta una misera immagine fisica che però sfuma con quella, che invece si prospetta molto ricca, di "persona".
Io non ho verso di lui pietà, nemmeno sensi di colpa, ma cè qualcosa che mi attira...
l'aggettivo giusto per definire ciò non riesco ancora a formularlo; paura è quello che più gli si avvicina.
E Achille, in qualche maniera, con il suo modo di essere, forse riesce in parte ad esorcizzare questa paura.
(Approfondiamo Achille??)

.....ella (http://atmosfere.splinder.it) alle 11:49 del 22 aprile, 2004

scritto da maqrolldeibattelli | 08:43 | commenti Torna in plancia


giovedì, aprile 22, 2004

Leggiamo insieme --> conosciamo Achille

Siamo arrivati al punto del libro in cui Achille e Ulisse si incotrano (a pag. 70 c.ca) e hanno la loro prima conversazione.
Do' per scontato che sappiamo già che Achille comunica principalmente con le parole che compaiono al pc...

"Lei vive nel tempo delle parole dette. Io in quello infinitamente lungo delle parole scritte"

mentre lui le digita, e sappiamo anche altre poche cose su di lui.
...

"Noi non siamo uguali in tante cose, ma lo siamo in altre. Ad esempio ci piace ridere. Sovrana libertà del riso.
Ho letto i suoi racconti. Meccanismi elementari talvolta, ma grande fantasia.
Provi a chiedere chi è il mio comico preferito."


- Aristofane? Swift? Queneau??

"Dardani. Il Professor Paride Dardani, il mio medico curante, overossia pagato per far credere di curarmi.
Le sue tragicomiche diagnosi di miglioramento o peggioramento.
La rabbia di non riuscire a codificare i mie sintomi.
Le sue ricette chimiche, le sue precise dosi di veleno.
Le acrobazie sintattiche quando descrive la mia malattia.
Ipocrisia ammantata della bella lingua greca. Macrocranio con lesioni midollari, idrocefalo fotofobo priaprico.
Paride, primario con frecce chimiche autorizzate.
Zeus lo inculi con una saetta, il bastardo..."
...

"Tra poco lei se ne andrà, per me è il momento del farmacon, del prolungamento dell'agonia. Non faccia quel volto compunto.
Sta morendo anche lei, in fondo ai suoi giorni c'è un'ultima ora che sarà uguale alla mia.
Se tornerà a trovarmi bene, se no resti nel suo mondo che copre coi profumi il puzzo di feci e medicine. Torni ai suoi trucchi. Alle sue conversazioni senza verità.
Sì, mi dispiacerebbe se lei non tornasse, ma se capissi solo un istante che lei torna per pietà o senso di colpa, balzerei da questa sedia e l'azzannerei alla gola.
Si senta esentato dalla pietà. Io non mi nutro di pietà come lei. Io l'ho rifiutata spesso, lei ci si è rotolato dentro..."

- Non c'è bisogno che mi insulti - disse Ulisse - deciderò da solo.

"Guardi in faccia la mia rabbia e io guarderò la sua. Prenda quel foglio sul tavolo: c'è scritta la sindrome Sdc. Ne legga gli orrori e decida se tornare.
Ma se torna mi dovrà parlare di Pilar. Questo è il patto.

Lei sta da tempo guardando lo schermo e non la mia faccia. La guardi bene ancora una volta, non la dimentichi. Non può cambiare, morirò con questo volto come lei morirà con il suo.
Il mio teschio verrà studiato, il suo no.
Un altro vantaggio che la vita mi ha donato".



La sindrome Sdc, o sindrome di De Curtis, nei pazienti macrocranici idrocefali è molto rara, se ne conoscono solo due casi, quello dello scrivente e un altro nelle isole Samoa.
In questa sindrome il paziente, pur affetto da un catalogo di sfighe da schiantare un condominio, viene colto da inattese, improvvise crisi di allegria, accompagnate da rictus labiale, turpiloquio, e flautolenze avvertibili anche senza stetoscopio.
Questi attacchi vengono definiti dalla medicina parossismo euforico, ma potrebbero essere, in realtà, semplici traboccamenti di energia, provenienti da zone del cuore o del cervello non intaccate dal morbo.
Tutto questo inquieta grandemente la scienza medica e deride ogni quadro clinico consaputo.
Per tale motivo si sta cercando ta tempo di terminare il paziente mediante attacchi chirurgici e biochimici, al fine di passare alla fase utopica della cura.
Venendo al dunque: cos'ha da ridere uno conciato così?
Perchè la sindrome di De Curtis è sovente associata alla sindrome di Lovecraft?
Sono domande a cui la medicina deve trovare una risposta, per ristabilire le certezze scientifiche e l'uso
funereo e devolpevolizzante della compassione".

Bibliografia essenziale:
- "la sindrome di De Curtis in pazienti macrocranici idrocefali samoani"
- Dardani, "I cinquanta migliori cocktail di farmaci per pazienti affetti da Sdc"
- Roversi, "Diagnostica e terapia"
- Totò, "A livella"

scritto da .....ella | 11:03 | commenti (4) Torna in plancia


lunedì, aprile 19, 2004

Se volete leggere l'antefatto, andate alla sezione "sulla lettura", e trovate il mio post che parla di lettura controcorrente.

In breve, sono stata dolcemente costretta a leggere un libro che non avrei mai scelto: "Achille piè veloce" di Stefano Benni.

I primi capitoli erano proprio come mi aspettavo, inizia con il suo solito ritmo nella sua solita atmosfera rarefatta ma affollata in cui tutto ciò che normale assume una forma fantastica ed ha un nome inventato ed evocativo. Continua con un alternarsi ed incrociarsi di realtà e sogno (mmm.... devo dire che mi sento presa in giro), con un paio di frasi ad effetto tipo: "la vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate" (lo so stefano, che stai parlando proprio con me, ma non ci casco!).

Poi finalmente c'è l'incontro decisivo tra i due protagonisti, e allora cambia anche il tono. Il linguaggio diventa più misurato, forse perchè è la situazione in sè che dovrebbe creare il pathos... . Non c'è più nessun tentativo infantile di giocare con parole fantasmatiche, da quando Ulisse entra nella casa di Achille, anzi ci sento quasi un non so che di introspezione da parte dell'autore. Ulisse smette di vagare/divagare quando è in contatto con Achille. Ma appena uscito da quella casa (forse meno cupa di quanto l'autore vorrebbe) il linguaggio ritorna quello del Benni di sempre.... sarà questa la chiave di lettura? Ancora non lo so.

scritto da LaSirenetta | 18:44 | commenti (2) Torna in plancia
scritto da maqrolldeibattelli | 08:09 | commenti (1) Torna in plancia
Bellissimo. L'ho acquistato sull'onda della mia passione per l'Achille dell'Iliade ed ho scoperto un Achille nuovo ed uguale ed un Benni sorprendente. Achille... portatore di un destino incombente, consapevole della fine che verrà, eroe a tratti compiaciuto a tratti desideroso di sottrarsi al suo essere speciale... Da leggere, assolutamente

Spuma (http://spuma.splinder.it) alle 23:57 del 15 aprile, 2004

scritto da maqrolldeibattelli | 07:52 | commenti Torna in plancia
... l'autore della mail è Achille.
Achille è una persona mooolto sfortunata perchè la vita gli ha lasciato un timbro, un timbro schifoso, che peggio non poteva fare e lui... lui... lui cerca di "andare oltre" di uscire dalla sua fisicità, aiutato dalla sua immaginazione, dalla sua notevole intelligenza, dal suo originale umorismo ... e dal dal suo amico Ulisse.
Quest'ultimo, (perlomeno fino alla pag.170, quella a cui sono arrivata ieri sera) pur essendo un personaggio notevole, passa in secondo piano perchè, almeno per me, l'attenzione del lettore si concentra tutta su Achille che cerca di "vivere" in un modo che (bravissimo benni) io non avrei mai saputo neanche immaginare...
...
Qualcuno di voi ha già letto questo libro?
Mi piacerebbe molto parlare di Achille.

.....ella (http://atmosfere.splinder.it) alle 12:06 del 15 aprile, 2004

scritto da maqrolldeibattelli | 07:50 | commenti Torna in plancia
Stefano Benni Achille piè veloce Feltrinelli

Ulisse è un giovane scrittore in crisi creativa (un tempo ha scritto un libro ma si è fermato lì), lavora in una casa editrice sull’orlo del collasso ed è innamorato di Pilar-Penelope, una bellissima immigrata senza permesso di soggiorno (ma non rinuncia alla sua inveterata poligamia). Un giorno arriva via e-mail un messaggio: "Se lei riuscisse a concepire nella sua testa una qualsiasi definizione di normalità in nessun modo io rientrerei nella sua definizione".

scritto da maqrolldeibattelli | 11:08 | commenti (3) Torna sopra












































































































scritto da redazioneparnaso | 14:23 | commenti Torna in plancia