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il libro
Il piacere di leggere insieme
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categoria: sabato, 04 febbraio 2006 Ipanema scrive:
categoria:FINITO DI LEGGERE - impressioni a caldo Mah, a questo punto sono perplessa. Pur restando affascinata dal primissimo capitolo, che mi ha conquistata letteralmente con la sua dimensione onirica e ironica, il resto del libro mi ha un po' deluso. Non mi è piaciuto appieno. Mi è piaciuto a tratti. Molto a tratti. Sono stata letteralmente affascinata e conquistata da Achille. Era come se fossi davvero in quella stanza, al posto di Ulisse a osservare e a restare letteralmente incantata, fagocitata dalla sua personalità. Gli scatti d'ira, le sue intuizioni, le parole incredibilmente profonde e sublimi che digita sulla tastiera, mi è sembrata naturale e "sonante" la voce le rare volte che parla. Ogni gesto, ogni azione che Achille compie ogni volta che compare nel libro, era un gesto e un'azione che mi sarei aspettata, che non mi ha sconvolto eppure che ho condiviso con lui. Ogni volta che Ulisse lasciava la casa di Achille, sentivo venire meno l'interesse per il libro. Confesso che ho saltato spesso a pagine intere tutte le vicende di Ulisse con il suo capo/amico editore, la segretaria bonazza, e persino Pilar. Non mi sono neppure piaciuti i pezzi scritti da Achille. Ma quando Ulisse rientrava in casa di Achille, o anche solo i momenti in cui si trovava a contatto con l'universo di Achille (la madre, il fratello, il primario) allora era come se il libro riprendesse vigore e il mio interesse si faceva attento. Insomma, due fasi, due velocità, due gradi di interesse e percezione. Forse solo i momenti in cui Ulisse parla con gli autori degli scrittodattili, ritornando in quella dimensione onirico-favolistica che credevo permeasse tutto il libro, mi hanno interessato un po' più del resto. Non so se questo libro io l'abbia letto bene oppure no. So che ho letto in un modo strano, non consono al mio solito modo di leggere. Ho letto con insofferenza, con noia alle volte, e poi immediatamente dopo mi ritrovavo immersa in una dimensione differente. Non riesco ancora a decifrare la chiave di lettura di un libro come questo. Un po', lo ammetto mi ha infastidito il modo in cui è scritto. Si sente la capacità immensa, di manipolare le parole da parte di Benni. Si sente il mestiere, si sente l'Arte. Quella con la A maiuscola. Si percepisce. E ti incantano per esempio i momenti di altissimo respiro, le riflessioni dure e dolorose che fa Achille verso ciò che è l'universo che lo ha circondato, che lo circonda e che ha immaginato, sognato di avere attorno a sè. [La televisione n.d.r.]Clinica di lusso, dove il conformismo festeggia l'impunità di definirsi trasgressione. Caserma di imboscati, camerateschi con i superiori, sadici con i deboli. Luogo di mostri gozzuti condannati a copulare in eterno tra loro Puzza di morte più della mia camera. Tu la guardi? Qualche volta sì. A volte serve. E' vero. Sublime vendetta delle parole, serve ma non a te. Ma come rinunciare alla sua comodità? Una pozzanghera che riflette tutto il dolore del mondo e che puoi asciugare in un attimo. Una grata di confessionale in casa tua e dentro un prete in lustrini.[...] Ma poi lo stacco brusco, il descrivere la vita di Ulisse fuori la stanza di Achille, i picchetti per aiutare Pilar, gli incontri nella discoteca. Un altro modo di scrivere, più vicino al moderno scrivere di Ammanniti e Nove. Non più uno stile letterario alto e filosofico, ma forse uno più aderente alla realtà odierna, ironico, volgarotto, canzonatorio. Ma uno stile che pur nella sua unicità e originalità non è a me congeniale, non piace a me. Sicuramente ad altri invece prende e rende più viva tutta l'ambientazione e la vita dei personaggi. Dunque un libro che mi è piaciuto a metà. A tratti appunto. Prima moltissimo. Poi molto meno. Poi da morire. Poi di nuovo poco poco. Un gradimento altilenante che però ha saputo instillare in me la curiosità, la bramosia di leggere altro scritto da Benni. E credo che mi metterò di impegno per legger tutto, ma proprio tutto ciò che lui ha scritto, da Bar Sport in poi. mercoledì, 30 giugno 2004 Interessante comunque questo blog per una come me che ama leggere.. spoiltangel (http://humanbehaviour.splinder.it) alle 16:43 del 02 maggio, 2004Io ho letto sia Benni che la Mazzantini. E, compiaciuta dal primo, mi sono però innamorata della seconda. Ho notato però che c'è un gran numero di persone che ne parla con toni decisamente opposti a quelli con cui sono solita elogiarla io e mi chiedevo perchè? Qualcuno sa spiegarmelo? spoiltangel (http://humanbehaviour.splinder.it) alle 16:42 del 02 maggio, 2004 domenica, maggio 02, 2004 Ma per carità! E allora io con la tanto decantata Mazzantini? Almeno tu l'hai letto Benni, io a leggere la Mazzantini non ci penso proprio!!!! :-))) Spuma (http://spuma.splinder.it) alle 23:37 del 27 aprile, 2004Spuma, non ci stai ammorbando, io trovo molto interesssante ascoltare ciò che hanno da dire le persone che la pensano diversamente da me su qualsiasi argomento, figuriamoci sulla lettura che è una delle mie passioni! anonimo (la sirenetta) alle 14:49 del 27 aprile, 2004E' normale che non a tutti piacciano gli stessi libri, e questo vale anche per Benni. Dal canto mio trovo che il suo giocare con il linguaggio, passando dall'espressione poetica aulica al linguaggio da chat sia uno squisito virtuosismo che mi solletica assai. Spuma (http://spuma.splinder.it) alle 09:16 del 26 aprile, 2004Io non ti farò a fette ;), magari staccherò solo qualche pezzettino! .....ella (http://atmosfere.splinder.it) alle 10:24 del 25 aprile, 2004eheheheh no dai.. francifra (http://francifra.splinder.it) alle 09:40 del 25 aprile, 2004domenica, aprile 25, 2004 Spuma, pare proprio che nessun altro si unirà a questo gruppo di lettura, e pare che tutte e tre lo abbiamo già letto tutto, quindi non temere di anticipare nulla, secondo me possiamo iniziare il dibattito! Intanto vi dico la mia opinione, non vi preoccupate, non dirò come va a finire. Benni crea un parallelismo non solo tra i nomi dei suoi personaggi e quelli della tradizione omerica, ma anche tra i loro comportamenti e destini. Ok buona idea, ma il modo poi di svilupparla mi pare un po' ingenuotta, anzi furbacchiotta. Ulisse/Odisseo pieno di domande irrisolte, Achille piè veloce che non ha paura del proprio destino... vengono incarnati da personaggi "piccoli", privi di spessore e palesemente burattini nelle mani dell'autore. Non vivono di vita propria, ma delle idee e dei "capricci" della scrittura di Benni. Anche i personaggi "secondari", Pilar, la madre e il fratello di Achille (maddài, Teti e Febo, non si può!) sono eterei e terribilmente falsi perchè troppo veri... non so se mi spiego: sembrano costruiti su uno stampo prefabbricato e si comportano esattamente come tu sai già fin dall'inizio che si dovranno comportare.... Perciò il luogo comune di questo romanzo non è un'espressione in esso contenuta, ma è tutta la costruzione di un romanzo attorno ad un'idea scontata, con la presunzione di affascinare il malcapitato lettore tratto in un vortice di fantasmagorie, neologismi e favoleggiamenti, non senza (poco) velati accenni all'attuale mondo politico del nostro paese. E' esagerato in tutto, dalla deformità del corpo di Achille all'intensità delle sensazioni (e non dei sentimenti) di Ulisse, dalla descrizione della casa alla "genialità" del suo triste abitante, dal linguaggio utilizzato al "pensiero di fondo" che esso disvela. In poche parole, una volta di più, in quanto lettrice, mi sono sentita presa in giro da questo autore, che affronta diversi temi importanti (dalla sanità, al problema dell'immigrazione, all'atmosfera politica italiana) con una dose minima di tatto e poca passione, come se tutto servisse soltanto a costruire dei personaggi, e non viceversa. Questa è la mia opinione, adesso fatemi pure a fette!
Achille, a differenza di Ulisse, che è pieno di incertezze dubbi e domande, ha una grande certezza: quella della sua malattia e della fine che inevitabilmente ne seguirà. Questa certezza, questa sicurezza di percorrere un tracciato immodificabile, per quanto penosa, gli dà la possibilità di dire o fare ciò che vuole, come si vedrà anche più avanti. Il suo comportamento infatti, o le sue parole, non cambieranno il suo destino. Non deve essere preoccupato delle conseguenze nella sua vita, non ce ne saranno. Non per niente si chiama Achille: come l'Achille dell'Iliade egli ha il destino segnato. Altre sono le affinità a mio avviso,ma non voglio svelare ciò che ho già letto :-) Spuma (http://spuma.splinder.it) alle 14:41 del 23 aprile, 2004Puntualizziamo sui luoghi comuni: secondo me ci possono essere tantissimi modi per dire una stessa cosa, (ed io poi rimango molto "impressionata" da chi riesce ad esprimersi in modo originale). .....ella (http://atmosfere.splinder.it) alle 10:00 del 23 aprile, 2004ella, hai centrato il punto della lettura in cui ho pensato che Benni facesse autocritica, quando Achille descrive gli scritti di Ulisse come Meccanismi elementari talvolta, ma grande fantasia , o quando gli dice "Torni ai suoi trucchi. Alle sue conversazioni senza verità" . anonimo (la sirenetta) alle 16:56 del 22 aprile, 2004Descrivere fisicamente Achille non è facile e neanche voglio farlo. .....ella (http://atmosfere.splinder.it) alle 11:49 del 22 aprile, 2004 giovedì, aprile 22, 2004 Leggiamo insieme --> conosciamo Achille Siamo arrivati al punto del libro in cui Achille e Ulisse si incotrano (a pag. 70 c.ca) e hanno la loro prima conversazione. - Non c'è bisogno che mi insulti - disse Ulisse - deciderò da solo. "Guardi in faccia la mia rabbia e io guarderò la sua. Prenda quel foglio sul tavolo: c'è scritta la sindrome Sdc. Ne legga gli orrori e decida se tornare. lunedì, aprile 19, 2004 Se volete leggere l'antefatto, andate alla sezione "sulla lettura", e trovate il mio post che parla di lettura controcorrente. In breve, sono stata dolcemente costretta a leggere un libro che non avrei mai scelto: "Achille piè veloce" di Stefano Benni. I primi capitoli erano proprio come mi aspettavo, inizia con il suo solito ritmo nella sua solita atmosfera rarefatta ma affollata in cui tutto ciò che normale assume una forma fantastica ed ha un nome inventato ed evocativo. Continua con un alternarsi ed incrociarsi di realtà e sogno (mmm.... devo dire che mi sento presa in giro), con un paio di frasi ad effetto tipo: "la vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate" (lo so stefano, che stai parlando proprio con me, ma non ci casco!). Poi finalmente c'è l'incontro decisivo tra i due protagonisti, e allora cambia anche il tono. Il linguaggio diventa più misurato, forse perchè è la situazione in sè che dovrebbe creare il pathos... . Non c'è più nessun tentativo infantile di giocare con parole fantasmatiche, da quando Ulisse entra nella casa di Achille, anzi ci sento quasi un non so che di introspezione da parte dell'autore. Ulisse smette di vagare/divagare quando è in contatto con Achille. Ma appena uscito da quella casa (forse meno cupa di quanto l'autore vorrebbe) il linguaggio ritorna quello del Benni di sempre.... sarà questa la chiave di lettura? Ancora non lo so. Bellissimo. L'ho acquistato sull'onda della mia passione per l'Achille dell'Iliade ed ho scoperto un Achille nuovo ed uguale ed un Benni sorprendente. Achille... portatore di un destino incombente, consapevole della fine che verrà, eroe a tratti compiaciuto a tratti desideroso di sottrarsi al suo essere speciale... Da leggere, assolutamente
Spuma (http://spuma.splinder.it) alle 23:57 del 15 aprile, 2004... l'autore della mail è Achille.
Achille è una persona mooolto sfortunata perchè la vita gli ha lasciato un timbro, un timbro schifoso, che peggio non poteva fare e lui... lui... lui cerca di "andare oltre" di uscire dalla sua fisicità, aiutato dalla sua immaginazione, dalla sua notevole intelligenza, dal suo originale umorismo ... e dal dal suo amico Ulisse. Quest'ultimo, (perlomeno fino alla pag.170, quella a cui sono arrivata ieri sera) pur essendo un personaggio notevole, passa in secondo piano perchè, almeno per me, l'attenzione del lettore si concentra tutta su Achille che cerca di "vivere" in un modo che (bravissimo benni) io non avrei mai saputo neanche immaginare... ... Qualcuno di voi ha già letto questo libro? Mi piacerebbe molto parlare di Achille. .....ella (http://atmosfere.splinder.it) alle 12:06 del 15 aprile, 2004
Ulisse è un giovane scrittore in crisi creativa (un tempo ha scritto un libro ma si è fermato lì), lavora in una casa editrice sull’orlo del collasso ed è innamorato di Pilar-Penelope, una bellissima immigrata senza permesso di soggiorno (ma non rinuncia alla sua inveterata poligamia). Un giorno arriva via e-mail un messaggio: "Se lei riuscisse a concepire nella sua testa una qualsiasi definizione di normalità in nessun modo io rientrerei nella sua definizione". |